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uccelloNello svolgere la professione in prima linea di veterinario specializzato in uccelli esotici mi resi conto dell’importanza del fattore alimentare nel computo dei fattori che influenzano la buona riuscita di un allevamento. Era il 2000, con l’evoluzione della medicina aviare e della farmacologia, gran parte delle patologie nei nostri allevamenti poteva essere fermata; eppure la maggior parte degli impianti gestiti con scrupolo e con elevati standard igienici risultavano comunque essere fallimentari per numero di soggetti portati a termine. Fu sufficiente dare una sbirciata agli altri settori zootecnici per accorgersi che l’ornitologia italiana e mondiale era all’età della pietra.

Ci si rese conto della necessità di fornire un unico alimento, non tanto per un risparmio di tempo nella gestione (vantaggio importante ma secondario) ma piuttosto per poter finalmente avere dei dati sui fabbisogni alimentari nella cenerentola delle branche della zootecnia: l’ornitologia. Potendo somministrare un alimento uniforme (togliendo quindi all’uccello la capacità di discernere) fu possibile iniziare la sperimentazione ed individuare con esattezza per le varie specie i fabbisogni in proteine, in grassi, in fibra, ecc. e dosare in modo preciso macro e microelementi (vitamine, metalli,ecc); fu possibile identificare ad esempio i dosaggi per kg di alimento di elementi che non si potevano sciogliere nell’acqua perché insolubili e per i quali la somministrazione accanto alle sementi avrebbe falsato i risultati; in una frase fu possibile infine uscire dalla “superstizione” ed entrare nella scienza.

A livello industriale l’animale viene completamente assoggettato alla volontà dell’uomo, alla produttività, l’allevamento intensivo stravolge spesso le abitudini comportamentali (con sovraffollamenti giustificati solo dal dio denaro), ma una cosa è rispettata, un fattore è rispettato in modo maniacale: l’alimentazione. Gli animali vengono visti come macchine ed il cibo rappresenta il carburante; se il carburante è quello idoneo la macchina avrà delle prestazioni, in caso contrario tutto il castello crollerà (questo è il principio basilare dell’allevamento intensivo). Qui non si vuole fare l’apologia dell’allevamento industriale che per un allevatore appassionato come il sottoscritto che cerca di alloggiare gli animali in voliere il più confortevoli possibile non può che rappresentare un argomento fastidioso, qui si tratta di capire il vantaggio di un’alimentazione bilanciata e di traslarla nei nostri allevamenti amatoriali con l’indubbio vantaggio sulla salute, longevità e produttività accanto al rispetto per l’animale che dovrebbe contraddistinguere ogni ornitofilo.
Grazie alla mia professione, ad un imprenditore lungimirante e a diversi allevatori illuminati fu possibile unire risorse, energie e competenze per sviluppare in un decennio quello che da mezzo secolo ci viene promesso da Università o da ditte mangimistiche: la creazione dell’unifeed o piatto unico.

La LOR (Laboratorio Ornitologico Reggiano) si presenta oggi ad allevatori ed appassionati sicura di avere portato a termine questo ambizioso progetto.